LE DUE FERITE DELLA MONTAGNA

La montagna rinasce, cerca di chiudere le ferite provocate dalla tempesta dell’ottobre scorso che ha spazzato via boschi e speranze in molte valli. Riparte la stagione escursionistica e con essa si presenta il problema esploso l’estate scorsa: l’esagerato affollamento turistico sulle Dolomiti. Non per niente l’aggettivo più tilizzato da quotidiani e testate online è stato “cafone”. Qualche titolo? “Sorapìss, il lago glaciale invaso dal turismo cafone”, “Estate cafona sul lago dolomitico, c’è chi vuole il numero chiuso”, “Un Daspo della montagna per cacciare i cafoni”, “Troppi turisti cafoni sulle Dolomiti”, “Il lago del Sorapìss non è Rimini, via i turisti cafoni”, “Stop alla montagna cafona, anche il CAI interviene”.
Il “la” è stato un reportage di chi scrive, dedicato al rifugio Vandelli, pubblicato dal Gazzettino. Il pezzo ha suscitato un ampio dibattito, giunto a un’unica conclusione: troppa gente, nello stesso tempo, nello stesso
posto. E le Dolomiti, straordinarie ma fragili, accusano il colpo. Il problema è stato affrontato anche dal CAI nel convegno di novembre a Longarone, da titolo quanto mai azzeccato: “Frequentazione responsabile della montagna nell’era dei social network”.
Nessuno intende pronunciare verdetti ma una riflessione va fatta. Il lago turchese del Sorapìss è diventato l’emblema di un carico antropico giunto vicino al punto di non ritorno. Sia chiaro, l’accoglienza turistica è una grande ricchezza propria delle nostre valli, aiuta ad arginare lo spopolamento ma lo sviluppo economico deve procedere di pari passo con il rispetto dell’ambiente, del paesaggio. Non si può pensare di “abbassare” le montagne perché tutti possano salirci. Siamo certi che nuove strade e nuovi rifugi – inutili – siano sempre una giusta causa? «Bisognerebbe innanzi tutto smontare il concetto di montagna parco giochi», ha ammonito Anna
Facchini, presidente della SAT. E Giuseppe Mazzotti scrisse che «il cittadino, imponendosi col diritto del numero e del denaro, vuole che la montagna sia non come è, ma come la sua invadente superficialità la desidera».
L’estate scorsa è scattato il numero chiuso per auto e moto al Passo Sella, una decisione che ha reso furiosi gli operatori turistici, tanto che quest’anno l’esperimento forse non verrà ripetuto. E per salire sul Monte Bianco lungo la via normale francese sarà obbligatoria la prenotazione del posto letto nei rifugi. Sarà questo anche il destino dei Monti Pallidi? La soluzione non è affatto semplice ma l’affollamento sulle Dolomiti è un problema con il quale presto o tardi dovremo fare i conti. Prima che diventino profetiche le parole di Dino Buzzati: «Quanto più si estende sulla terra vergine il dominio dell’uomo, tanto più diminuiscono le sue possibilità di salvezza, e a un certo punto egli si troverà prigioniero di se stesso, gli verrà meno il respiro e per un angolo di autentico bosco sarà disposto a dar via tutte le sue diaboliche città. Ma sarà troppo tardi, delle antiche foreste non rimarrà più una fogliolina».

f.s.