L’ULTIMO DEI GRANDI PATRIARCHI
Avremmo voluto aprire questo numero invernale in ben altro
modo, ma nella tarda serata del 19 novembre, alla vigilia del
“si stampi!”, è mancato Camillo Berti, il “nostro” Camillo,
colui che ha immaginato, voluto e guidato questa Rassegna dalla
sua fondazione fino a oggi.
Ma non è solo questo. Con Camillo se ne va uno degli ultimi
grandi testimoni del sapere dolomitico, di quella profonda conoscenza
globale della montagna, fatta di studio ed esperienza diretta, sul campo.
Perché Camillo Berti è stato degnissimo erede di suo padre Antonio,
leggendario riferimento a cui tutti gli alpinisti e gli escursionisti dolomitici
devono qualcosa. E il riferimento bertiano, nel tempo, Camillo ha contribuito
a puntellarlo e rinforzarlo con passionalità e competenza. La figura del
padre, grande come le “sue” Dolomiti, poteva rivelarsi un peso insostenibile.
Invece Camillo ha saputo camminare sulle orme di Antonio senza venirne
sopraffatto, seguendone l’ombra con passi propri. Un andamento lento,
costantemente lontano dalla ribalta, con umiltà condita a una granitica
sicurezza nelle proprie basi, umane e culturali. «L’alpinismo – disse un
giorno non lontano – è amore e vita per la montagna, la quale a sua volta
è ricca di grandi valori. Bisogna cercare di vivere il valore della montagna,
che non vuol dire solo arrampicare».
Nel corso del tempo LAV è cresciuta, ha vissuto senza traumi e con grande
serenità il passaggio dagli anni garibaldini dei primi numeri a quelli che
l’oggi chiede più “professionali”, più completi. E se questo è potuto avvenire
lo si deve soprattutto alla guida onesta e sicura di Camillo, che ha condotto
per mano l’evoluzione senza mai deviare dallo spirito dei fondatori e senza
abbandonare l’aura di essenziale romanticismo che ne ha accompagnato
la storia.
Naturalmente, nel prossimo numero estivo sarà dedicato ampio spazio alla
sua figura. Per noi di LAV che abbiamo ereditato la sua creatura, pur sicuri
di essere sulla giusta via, il domani sarà certamente un po’ più difficile.